l'anziana zia, il nipote e l'arciprete Pipicelli



Storie di paese, racconti di ruga. E non c'è nulla di più bello che riscoprirli in forma scritta. Qui si tratta di un'anziana devota che si premura di salvaguardare la propria anima in vista dell'eventuale, imminente, ineluttabile dipartita. Come soleva dire Micu l'orbu 

Beatu chiju corpu chi all'anima si procura
oji in figura, 
domani in sepoltura

La protagonista di questa storiella è Angiola Mittiga di Rocco e Buccafurni Rosa, nata nel 1849.  In una lettera del 1935, all'età di 86 anni, scrive al vescovo per informarlo che avendo dato lire 500 all'arciprete Pipicelli per sante messe dopo la sua morte, ed essendo ancora in vita ma molto malata, ne aveva chiesto la restituzione. Il reverendo continuava a rimandare la restituzione della somma ecco perché si richiede l'intervento del vescovo. Giorni dopo è l'arciprete a scrivere al canonico vescovile chiarendo il problema della signora Mittiga. Una terza lettera della Mittiga invita il vescovo a intervenire, questa volta, con urgenza affinché venga restituita la somma di lire 500.


A sua Ecc. Monsignore Vescovo
della diocesi di Gerace
Vengo a disporre alla E.V. quanto segue:
La sottoscritta Mittiga Angiola fu Rocco di anni 86, circa otto anni fa consegno a questo Riverendo Arciprete la somma di £ 500 perché beneficiasse di messe dopo la mia morte. La volontà di Dio non à creduto chiamarla a se e perciò oggi si trova vecchia senza nessuno mezzo di sussistenza. È da circa otto mesi che si trova a fondo di letto e non sa come potere sostenere la vita per quest'altri giorni che i Dio la lascia. 
Si vede perciò costretta a richiedere ripetutamente a questo riverendo Arciprete la somma di £ 500 che gli aveva consegnato e che costituivano il frutto dei miei lunghi anni di lavoro se no che il riverendo Arciprete à rimandato di volta in volta la restituzione della somma ed ultimamente le à fatto sapere che quando la E.V. sarebbe passato da Platì del suo ritorno da Polsi avrebbe fatto restituire le £ 500 mentre ora dice la richiedente non può recuperare prima della fine di Ottobre.
Eccellenza la sottoscritta avrebbe voluto lasciare la somma per la celebrazione delle messe in suffragio della sua anima ma ciò non è più possibile. Solo che i Dio ha voluto lasciare ancora in vita e si vede perciò costretta a morite di fame se la somma depositata non le verrà subito restituita.
Si rivolge per tanto alla E.V. sicura che con paterna benevolenza si compiacerà a risporre a suo favore la restituzione della somma con tutta quella urgenza che il pietoso caso richiede. 
Fiduciosa di quanto ha chiesto e chiedendo la S.B. e si permette baciare il Sagramento.
Mittiga Angiola fu Rocco
Platì 6-9-935 XIII


Ecco la replica dell'Arciprete

Platì 10-IX-935
Revmo Canonico
L'Angela Mittiga non ne sa niente di ciò che il nipote Rosario Mittiga ha scritto a Monsignor Vescovo. Si tratta di questo: Angela Mittiga, una povera vecchia senza eredi, mi ha affidato £ 500 per suffragi dopo la sua morte, lasciando gli altri suoi risparmi al nipote sopradetto, insieme a una casa a due vani. Non è passato un anno e questi ha esatto diversi crediti della zia per un deposito di più di duemila lire.
Finché la Mittiga fu sui compos non disse a nessuno del danaro a me affidato, ma da qualche mese la cosa si è saputa e il nipote temendo che la zia morisse, si è affrettato ripetutamente a domandarmi il danaro per mantenere la zia, in realtà invece, perché temeva che dopo la di lei morte io non glieli dia più ed egli perda quest'altra eredità.
Ho voluto sapere dalla Mittiga quale era la sua intenzione e insieme a due testimoni mi recai da lei e le domandai se veramente voleva la restituzione delle £ 500 - mi rispose che non mi aveva mandato a chiedere nulla e che se io glieli avessi restituiti se li sarebbe presi il nipote e lei non avrebbe avuto più alcun beneficio per l'anima sua. In ogni modo a prescindere da questa dichiarazione fatta dalla Mittiga alla presenza di Pasquale Rinaldo e di Serafina Romeo, per non avere vessatore le restituirò con testimoni quanto mi ha consegnato. appena potrò avere tutta la somma.
Con Minniti che verrà al primo turno, vi manderò il certicato degli Esercizi che fatto a Napoli presso i PP. Gesuiti.
Mons. Vescovo ne è in conoscenza.
Con lo stesso Minniti vi prego di mandarmi il foglio verde.
Con dichiarati ossequi.
Arciprete Pipicelli 

Ma il nipote persiste:


A Sua E. Monsignore Vescovo
della Diocesi di Gerace
La sottoscritta Mittiga Angiola fu Rocco in data 8 c.m. vi pregava 1/2 di una mia lettera di provvedere di urgenza per la restituzione della somma di £ 500 già depositata per messi ad molto reverendo Arciprete di Platì la quale nessuna risposta V.E. si degno a comunicarmi. intanto io sto soffrendo amaramente la fame, ciò che non sarebbe umano. Sicura che con paterna benevolenza la E.V. vuole provvedere a disporre per il caso pietoso in cui sto soffrendo.
Chiedendo la S.B. mi permetto di baciare il Sagramento.
Devotissima
Mittiga Angiola fu Rocco
Platì 22-9-935

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