Platì La verità, nient’altro che la verità


Platì. Arriviamo a Platì  lungo un agevole nastro statale. Ci arriviamo in pochi minuti  da Bovalino . Primo a venirci incontro è Natile, che Francesco Perri  ha fissato  in tutta la sua bellezza paesaggistica nelle pagine di Emigranti (Mondadori, Milano 1928). Poi, quasi mezzogiorno, è Platì illuminata dal sole, che non si nega al paese come ,  invece, gli è stata negata  ogni luce di verità. Cristo è rimasto inchiodato sulla croce  per il tempo necessario alla sua morte, premiata dopo tre giorni con la resurrezione. Platì questa croce se la porta  sulle spalle dai primi sequestri di persona negli anni ottanta , ed è un’agonia, che forse preluderà alla morte, ma certamente  non alla sua resurrezione. Poiché nulla è più forte del pregiudizio, del luogo comune, del teorema disteso dal vecchio greco imbroglione  Sinone : da uno conoscili tutti . E, per farci intendere: come è uno, sono tutti . Paese, Platì, dove  vi fu chi sequestrò, dunque tutti i platioti sequestratori. Paese, Platì,  dove vi fu qualche ladro di capre, dunque tutti ladri . Platì, paese, per intero contagiato dalla ‘ndrangheta ( un grande giornale or sono tanti anni stabilì, per la miseria,  che il 99% della popolazione era mafiosa)e per questo con una retata, che fece clamore, ben 125  platioti , senza risparmio di madri con bambini da allattare, furono arrestati e tradotti in carcere  nella notte del 12 novembre 2003 . Poi, quasi tutti scarcerati. Delinquenti per sempre, poiché di quella rete a strascico, proibita per la cattura dei pesci, non per quella delle umane persone, è rimasto   il marchio dì infamia a mezzo stampa. Infatti, in Fratelli di sangue  Nicola Gratteri e Antonio Nicaso, ristampato più volte, scrivono  dalla prima edizione del novembre  2006  all’undicesima edizione dell’agosto agosto 2007 che vi  fu a Platì un Sindaco e degli Assessori, non solo pieni di sé, ma anche fuori della grazia di Dio,  che stanziarono “soldi anche per sistemare il letto  d’un fiume  dove si nascondevano i boss braccati. <>, è la dicitura di una delibera  sequestrata  dai carabinieri  nell’ufficio Tecnico”( pag. 123). . La delibera non resse  in sede giudiziaria dove fu resa giustizia. Quel LATITANTI non era  che un disguido  del computer, che aveva trasformato l’innocente LATISTANTI nel peccaminoso LATITANTI. Bisognava prenderne atto ed eliminare già fin dalla prima edizione  la delirante imputazione . Così non è stato fino all’edizione mondadoriana di Fratelli di sangue.Inezie. Su Platì si indovina tutto, anche quando si sbaglia. Questo non è un paese. È un vaso di Pandora. Vi contiene tutto e di tutto . E  Non solo. A Platì tutti sono capaci di tutto. E ci sono anche i miracoli se i latitanti platioti riescono  a nascondersi  nel letto d’un fiume le cui acque  servivano, di tutta evidenza,  per calmare i loro bollenti spiriti. Merita tutto Platì, anche il fatto che un suo giovane, Sergi, moltissimi anni fa, muoia    in una caserma, e giustizia non ne venne alla sua disgraziata famiglia. Bisogna dire  la verità, tutta la verità, null’altro che la verità: a Platì è stato riservato e viene riservato un trattamento speciale. Che non  ha ragione d’esistere. A meno di non volere scrivere su carta copiativa  di risonanti, ma altrettanto inefficaci inchieste giudiziarie. Che cosa fa barbaro, chiuso ad ogni soffio di civiltà, un paese,e un paese come Platì? I delitti,  i furti, gli stupri, la dispersione scolastica, i matrimoni in età, che sfiorano l’adolescenza. Abbiamo domandato: “ Nell’ultimo quinquennio ci sono stati delitti. Per esempio, delitti d’onore, che sono il pregio e il distintivo dei paesi di mafia, a cultura mafiosa?”. Ci è stato risposto, e la fonte è ufficiale: “ Nessun delitto, e di nessuna specie”. Abbiamo domandato: “ Pascolano per le campagne, girovagano per le colline armenti e greggi. Risultano furti nell’ultimo quinquennio”. Ci è stato risposto, e la fonte è ufficiale: “ Non ci sono stati furti. Si sono avute solo segnalazioni di smarrimenti”. Abbiamo domandato: “ Paese di collina. Paese sovrastato dalla montagna. Paese dedito fondamentalmente dedito alla pastorizia: ci vogliono buone braccia e specialmente buoni piedi. Che fanno i figli dei boschi li mandano i loro giovanissimi virgulti a scuola o li spingono dietro la coda delle capre?”. Ci è stato risposto, e la fonte è ufficiale: “ Non c’è dispersione scolastica. Tutti i  ragazzi in età scolare frequentano  la scuola dell’obbligo. Vuol dire che le famiglie  dei platioti, senza eccezione alcuna, sono interessate  al destino scolastico dei loro figli”. “ E  in questa vostra scuola bocciate?”, domandiamo . Ci viene risposto  con  un po’ d’amaro in bocca: “ Una scuola che boccia  è una contraddizione in termini. Comunque, in questa scuola  si sono verificate bocciature. Succede allora che i genitori, ma non sempre, ritirano i figli che poi si presentano come esterni a sostenere gli esami. A conclusione del ciclo di scuola media, sciamano, per gli studi superiori, verso Bovalino, Locri, Siderno”. Ci spostiamo verso gli uffici comunali. Ci accoglie un gentilissimo subcommissario, il dr. Campolo. Non è forse vero che i calabresi hanno la  barbara abitudine di spingere verso l’altare, sull’altare divenuto mattatoio, tenere fanciulle , che, secondo il diritto canonico, comunque, , sono ammesse al matrimonio ove abbiano maturato i 14 anni? E che Platì quella barbara abitudine ce l’ha nel midollo spinale? Come sono andate le cose negli ultimi due anni? Queste le carte dell’l’ufficio anagrafe. Su 52 matrimoni celebrati nel biennio 2009-2010  solo tre  ragazze  sono andate spose all’età di 18 anni, e altre tre all’età di 19 anni. Tutte le altre da 20 anni in su. Giriamo per le vie del paese. Ci preme innanzitutto visitare la torrefazione Eurocaffé. Sì, a Platì, ci sono giovani imprenditori, come Pino e i suoi, che, pur sapendo di rompersi le ossa nella concorrenza con Illy e Mauro Caffè, hanno dato vita  ad una attività di torrefazione. Domandiamo alla prima persona, che incontriamo,  di indicarci il luogo in cui ha sede l’Eurocaffé. . Non ci guarda storto. Non si chiude nel silenzio. Non  ci dice: “Non sacciu”. E ci fa da buona guida, indicandoci la strada. Arriviamo all’Eurocaffé. Troviamo chiuso. Gli occhi vanno verso l’alto. Leggiamo :” Via Francesco Perri”. Omaggio al grande narratore, che cantò i lavoratori della terra dispersi per le vie del mondo. Questo paese è anche memoria della nostra civiltà letteraria, e in questo paese è stato indetto nel 2010  il Premio “Pierre Teilhard de Chardin ”, il grande gesuita francese, gran teologo e grande anima cristiana. Torniamo in piazza. C’è un bar. Poche persone. Ordiniamo due caffè. Però, Eurocaffé . Ottimo. Il barista  riconosce  il Direttore e offre lui. Dovremmo sdebitarci. Ma come ? Dicendo tutta la verità, null’altro che la verità su Platì, il parafulmine  di tutto il marcio che c’è dovunque e qui affastellato. Un paese normale  con le sue luci e le sue ombre: queste necessitate da quelle, e viceversa. Si tratta piuttosto di sapere se le luci sono più numerose delle ombre, se le leggi di funzionamento del paese producono più carcerati che uomini in libertà, più ndrangheta che buoni cittadini, più disoccupazione che lavoro. Questo dovrebbero capire tutti , compresi la suora e il parroco che in chiesa nella domenica delle Palme hanno confessato in pubblico di essere stati malintesi. Noi l’abbiamo capito, quando sulla strada del ritorno, siamo entrati nella scuola elementare dove  un coro di piccoli allievi, scalpitanti verso la mensa, fu il bellissimo biglietto  che annuncia la primavera di Platì, che, con la sua gioventù studentesca, impegnata nella celebrazione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, non inneggia ai briganti, ma agli eroi risorgimentali, non agli ndranghetisti, amici della zappa, ma  alle loro laboriose famiglie, amiche del libro.Che vogliono essere finalmente lasciate in pace, in santa pace. Questo è. A meno che  le menti moderne  del nostro secolo  non vogliano  santificare   la “verità” del positivista Alfredo Niceforo, che  a questo modo sentenziava nel suo saggio Italiani del Nord e Italiani del Sud (pag. 545: “ La popolazione di montagna è quasi sempre  ad un grado di civiltà meno evoluta della popolazione di pianura- e se i monti danno una conformazione più pittoresca al paese, non si può negare che limitino la produzione, impediscano la circolazione, ritardino la civiltà”.  Detto saggio fu pubblicato nel 1901, cioè 110 anni fa. Consigliamo ai “moderni” contro i  “barbari” di Platì di rimettere a posto le lancette dell’orologio.
(26.04.2011)

Redazione LA RIVIERA

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