Partendo da Platì


tratto da "la Riviera"

Platì evoca inconsapevolmente nella nostra mente ricordi inquietanti: bunker, arresti di massa, faide, sequestri. Spesso tendiamo a dire che noi siamo altra cosa rispetto a Platì , quasi a marcare una estraneità nostra rispetto ai “plateoti”. Compiamo così una diserzione perché dobbiamo essere consapevoli che l’ultimo lembo di questa terra ci appartiene e che noi siamo esattamente come la gente di Platì e che non ci sono vittime della mafia più che a Platì. Se si dovesse stilare un domani un elenco delle “città martiri” della ndrangheta , probabilmente Platì potrebbe conquistare la vetta. I suoi figli in carcere, i suoi figli che vivono la cupa condizione dello ndranghetista, i suoi figli uccisi sono la punta d’un dramma meridionale e calabrese. Io ho visto un’altra Platì, una Platì positiva tra tanti calabresi stimati, apprezzati, circondati di grande affetto. Ho visto la gente di Platì lavorare fianco a fianco con la gente di Caulonia, di Gioiosa, di Careri e di tanti altri centri della Locride, dando una immagine positiva del nostro popolo. Al parlamento di Adelaide mi riceve il ministro per l’integrazione del Sud Australia ,on. Grace Portolesi. Il saluto è in inglese, poi con aria di complicità mi dice parliamo in dialetto calabrese. Una donna eccezionale, semplice, intuitiva, pronta . Usa un dialetto da fiaba, vocaboli tratti da un vocabolario molto antico: chiama la vergogna “scornu”, il pavimento “istrucu”, e così via. Suo padre era di Platì, sua madre sa parlare solo il plateoto, Lei è un ministro del Sud Australia, una giovane ministra che guarda verso l’alto. Questa è Platì. Direi questa è la nostra gente. Nella baia di Sidnei incontro un bel locale, ha un nome che dice tutto: “Cirella”. Ovviamente sono orgoglioso dei cauloniesi che hanno creato dal nulla, in Adelaide, una nuova casa di riposo per 108 anziani , progettata da un giovane architetto originario di Caulonia e che ha cercato di riprodurre la vita del nostro piccolo paese in una casa per gli anziani. Questo vale per tutti i calabresi, per tutta la nostra gente che ha dimostrato doti e capacità straordinarie. Mi sono soffermato a Platì perché è da lì che bisogna partire. La ndrangheta non è nel dna del nostro popolo come si vorrebbe far credere. Io credo invece che nella nostra gente siano avvertiti fortemente i valori di uguaglianza, pari dignità, pari opportunità. In Australia si può, in Calabria no? L’ Australia non è il Paradiso Terrestre, tuttavia le regole sono molto meno truccate che da noi ! Prendiamo atto che in Calabria non è in atto una lotta tra angeli e demoni e non servono falsi vessilli per vincere la ndrangheta. La ndrangheta può e deve essere sconfitta, ma bisogna cambiare le regole del gioco, dare a tutte le stesse opportunità. Prendere sul serio la Carta Costituzionale che riconosce a tutti gli uomini uguale dignità.. Ed è proprio questo che non si vuole fare. L’on. Maroni parla di successi strepitosi. Io ne sento parlare da quaranta anni. Inutilmente!
(27.09.2010)

Ilario Ammendolia

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